Sharenting

1 Marzo 2024 | Glossario

Condivisione sui social media di foto, video e informazioni dei propri figli minori

Il termine sharenting nasce dalla fusione delle parole inglesi share (condividere) e parenting (genitorialità) e indica la pratica di condividere sui social media foto, video e informazioni relative ai propri figli minori.
Il Collins Dictionary lo ha inserito tra le parole dell’anno già nel 2016, definendolo come l’uso abituale dei social media per condividere contenuti che riguardano i propri figli.

A differenza di altri fenomeni trattati in questo glossario, lo sharenting non nasce da un intenzione malevola: rappresenta spesso il desiderio dei genitori di condividere momenti di vita familiare, orgoglio e affetto.
Proprio per questo è più difficile da riconoscere come rischio. Ogni bambino, prima ancora di avere accesso a un proprio account, si trova già ad avere un’identità digitale costruita da altri, fatta di immagini, abitudini, luoghi frequentati e relazioni che non ha scelto di rendere pubblici.

Il tema riguarda direttamente il diritto alla privacy dei minori, riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e rafforzato dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Le informazioni condivise online, anche quando apparentemente innocue, restano disponibili nel tempo e possono essere raccolte, ricontestualizzate o utilizzate da terzi senza che il minore ne sia mai stato consapevole o abbia potuto esprimere un consenso.

La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ha aggiunto un ulteriore livello di esposizione: a partire da fotografie reali di minori è oggi possibile generare contenuti alterati o del tutto nuovi, incluse immagini manipolate a sfondo sessuale. Questo rende la sovraesposizione online dei minori un terreno particolarmente delicato, che richiede consapevolezza da parte di chi condivide.

Alcuni dei rischi principali associati allo sharenting includono:

  • Perdita di controllo sulle informazioni personali e sui contenuti condivisi, che restano rintracciabili nel tempo
  • Esposizione a fenomeni di cyberbullismo, anche a distanza di anni dalla pubblicazione originaria
  • Diffusione involontaria di informazioni implicite (scuola frequentata, luoghi abituali, abitudini quotidiane) che possono facilitare l’avvicinamento o l’adescamento
  • Utilizzo di immagini reali per la creazione di contenuti manipolati tramite intelligenza artificiale, incluse immagini a sfondo sessuale
  • Ripercussioni sul benessere psicologico del minore, che si trova a fare i conti, crescendo, con una narrazione della propria infanzia costruita da altri
  • Assenza di consenso informato da parte del minore al momento della pubblicazione

Bibliografia:
Steinberg SB. Sharenting: Children’s Privacy in the Age of Social Media. Emory Law Journal. 2017;66(4):839–884.
Save the Children Italia. Sharenting: cosa significa e quali sono i rischi per i bambini, 2024.