Parental Control in ChatGPT

6 Febbraio 2026 | Approfondimenti tecnici, Non categorizzato

Come l’AI tutela i minori

Secondo una ricerca di CSA Research solo il 7,5% del campione statistico non usa mai piattaforma basate sull’intelligenza artificiale.

È ciò che – sinteticamente – emerge da una profonda ricerca effettuata da CSA Research per Save the Children su un campione di 800 giovani (tra i 15 e i 19 anni, equamente distribuiti sul territorio italiano).

Il 9% del campione statistico usa chatbot definiti relazionali, ovvero chat la cui controparte è un’IA il cui obiettivo è instaurare un rapporto umano e amichevole ma che, come vedremo, di umano ha ben poco.

A riprova di quanto reale sia il dato basti sapere che il 41% degli adolescenti sostiene di essersi rivolto a ChatGPT o ad altre IA chiedendo supporto in merito a solitudine, ansia o tristezza.

È quindi evidente la necessità, sia da parte delle famiglie che a tutela delle grandi aziende, che i sistemi di intelligenza artificiale permettono agli adulti un controllo e una supervisione sull’utilizzo che i minori ne fanno.

ChatGPT infatti ha rilasciato recentemente un sistema di riconoscimento che, analizzando la chat, stabilisce se l’interlocutore è un minore oppure no. Assieme a questo l’azienda ha rilasciato un vero e proprio parental control che permetterà ai genitori di monitorare e guidare l’utilizzo che i minori stessi fanno della piattaforma.

Tramite il parental control i genitori potranno:

  • Collegare i propri account a quelli dei minori (minimo 13 anni)
  • Valutare come ChatGPT risponde nelle chat con minori
  • Attivare e disattivare funzionalità come la memoria e la storia delle chat
  • Essere notificati qualora il sistema rilevi che un minore ha un momento di difficoltà

L’implementazione di queste nuove funzionalità è una risposta alle continue richieste degli utenti di rendere la piattaforma compatibile con l’utilizzo da parte dei più piccoli, riducendo quindi al minimo i rischi che essa comporta.

Se da una parte la responsabilità genitoriale nell’utilizzo della tecnologia è e rimane del genitore, alle piattaforme è sempre più richiesto di essere proattive nell’uso improprio che alcuni utenti possono fare.pastedGraphic_2.png

L’implementazione futura di questo parental control in ChatGPT è utile, assieme ad altri tipi di parental control già visti in precedenza, per monitorare l’utilizzo, in termini di qualità e quantità, consapevole da parte dei più piccoli.

ChatGPT come migliore amico

La statistica presa in considerazione indica che il 42% dei ragazzi (gruppo di 800 persone, tra 15 e 19 anni) si rivolge o si è rivolto in passato ad una AI per confrontarsi su relazioni, studio o vita lavorativa: la scelta di rivolgersi ai chatbot deriva dal fatto che ‘è sempre disponibile’ oppure che ‘la chat non mi giudica’.

Il problema reale secondo chi ha raccolto i dati è che l’età presa in analisi da questa ricerca statistica indica che chi maggiormente fa affidamento all’intelligenza artificiale per questioni ‘umane’ sono ragazzi e ragazze che in termini di età si avvicinano alla maggiore età evadendo così il controllo parentale avvicinandosi sempre più all’essere adulti.

Risulta ovviamente difficile chiedere a un ragazzo più vicino ai diciott’anni che ai tredici di sottoporsi ad un controllo parentale sul proprio telefono e condividere con i genitori informazioni che per chiunque sono sarebbero considerate riservate.

L’utilizzo nella società

È ormai ovunque promossa come strumento di marketing e di innovazione.

L’AI ha indubbiamente rivoluzionato il nostro periodo, a volte dandoci quasi la sensazione di essere troppo presente.

In ufficio, la mail che viene scritta dal collega, viene fatta sintetizzare dai chatbot, a casa i sintomi che in passato si sottoponevano al dottore ora vengono sottoposti a ChatGPT, che solo in alcuni casi ci indica di andare da un dottore.

L’utilizzo etico delle piattaforme, dove etico comprende anche le parole sostenibile, umano e sano, può avvenire soltanto conoscendo come queste funzionano.

Non è necessario essere esperti di prompt engineering o di Generative Pre-trained Transformer (G.P.T.) per utilizzare consapevolmente l’AI. In molti casi basta non dimenticare che di macchine si tratta e in quanto tali non sono amici, psicologi, o medici.

Le possibili evoluzioni

Fantascienza o realtà, un domani la tecnologia sarà presente anche dove ad oggi non pensiamo possa servire.

Il concetto di ‘servizi integrati’ è già attuale: dove l’uomo non può o fa fatica, la tecnologia prende posto a supporto dell’uomo. Basti vedere con le auto di nuova generazione, che frenano al posto del conducente. Non perché il conducente non sia in grado di farlo, ma perché la tecnologia lo fa in tempi più rapidi.

È quindi ragionevole pensare, secondo chi analizza la società e come questa evolve, che l’AI possa entrare maggiormente a supporto delle persone così come la tecnologia odierna ci affianca sempre più negli ultimi anni.

L’utilizzo consapevole è la chiave per essere al passo con i tempi.