Mascolinità egemonica

15 Ottobre 2024 | Approfondimento psicologico

La figura dell’uomo “che non deve chiedere mai” rappresenta un costrutto socioculturale che rientra nella teoria della mascolinità egemonica. Questo concetto descrive un modello dominante di mascolinità che enfatizza il potere, il controllo e l’indipendenza, in opposizione a tratti percepiti come deboli o femminili.

Questo archetipo è stato frequentemente veicolato dalla pubblicità e dai media popolari, contribuendo a rafforzare comportamenti che minimizzano il rispetto per il consenso e la reciprocità nelle relazioni interpersonali e sessuali.

Implicazioni nei reati digitali a sfondo sessuale

Il costrutto dell’uomo dominante, che non deve chiedere conferma o consenso, ha trovato una preoccupante applicazione nei reati digitali sessuali, come:

  • Diffusione non consensuale di materiale intimo (revenge porn)
  • Stalking online
  • Altre forme di violenza digitale a sfondo sessuale

Questi reati spesso implicano un abuso di potere e un’oggettivazione della vittima.

Un esempio emblematico è il revenge porn, in cui le immagini intime delle vittime vengono condivise senza consenso, spesso come forma di punizione o controllo. Il senso di diritto e il disprezzo per il consenso, tipici della mascolinità tossica, sono particolarmente evidenti in queste azioni. Studi suggeriscono che gli autori percepiscono la loro condotta come legittima o giustificabile all’interno di relazioni di potere sbilanciate, richiamandosi ai modelli di virilità egemonica.

Effetti del revenge porn e dello stalking digitale

Il revenge porn ha un impatto devastante sulle vittime, spesso donne, che subiscono:

  • Umiliazione pubblica
  • Conseguenze psicologiche come ansia e depressione
  • Isolamento sociale

La percezione dell’autore del reato, che vede l’azione come esercizio di potere e vendetta, riflette esattamente il modello dell’uomo dominante che non ritiene necessario ottenere il consenso.

Lo stalking digitale è un’altra manifestazione di controllo coercitivo, in cui la tecnologia viene utilizzata per monitorare, intimidire e controllare le vittime, spesso dopo la fine di una relazione. Questo comportamento è coerente con l’idea che l’uomo abbia il diritto di mantenere il controllo sulla sua partner o ex partner, anche attraverso mezzi digitali.

Modelli culturali e prevenzione

La relazione tra cultura e reati sessuali digitali è stata ampiamente studiata. Ad esempio, Jane (2016) ha evidenziato come il linguaggio e le rappresentazioni che normalizzano la dominanza maschile e l’oggettivazione sessuale contribuiscano a una cultura di violenza di genere online.

Anche in contesti legali, la difficoltà nel perseguire efficacemente i reati sessuali digitali riflette spesso una sottovalutazione del danno subito dalle vittime, in parte perché questi comportamenti sono radicati in norme culturali ampiamente accettate (McGlynn & Rackley, 2017).

Conclusioni

La figura dell’“uomo che non deve chiedere mai” è un esempio di come i costrutti di genere tossici possano avere un impatto diretto sulla violenza sessuale digitale.

La ricerca suggerisce che è fondamentale affrontare queste norme culturali attraverso:

  • Programmi di educazione al rispetto del consenso
  • Riconoscimento dell’abuso di potere nelle relazioni intime
  • Rafforzamento delle leggi contro i reati digitali a sfondo sessuale

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